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Meno cruento, ma altrettanto famoso, fu l’episodio in cui attaccò un cameriere a causa di un piatto di carciofi. L’uomo, tal Pietro Antonio de Fosaccia, servì Caravaggio e gli amici durante un pranzo, e così descrisse l’accaduto alla polizia il 26 aprile 1604: «Ho portato loro otto carciofi, quattro ripassati nel burro e quattro fritti. Quando l’imputato mi chiese di indicargli quali erano quelli al burro e quali quelli cotti nell’olio, io gli consigliai di annusarli. Lui si arrabbiò e, senza dire nulla, afferrò il tegame di terracotta e mi colpì sulla guancia, ferendomi lievemente… poi si alzò e prese la spada del suo amico che giaceva sul tavolo, forse con l’intenzione di colpirmi. Allora io scappai e venni qui alla stazione di polizia per rendere una denuncia formale… ”

Chiaramente Caravaggio era un uomo irascibile. O forse il problema era che stava mangiando dei carciofi..

Carciofi e cardi, della famiglia delle Asteraceae, sono sulle nostre tavole dai tempi della civiltà greco-romana. Secondo il mito greco, il carciofo è nato grazie a Zeus che, in visita a suo fratello Poseidone, avvistò sulla spiaggia una splendida ragazza di nome Cynara. Si innamorò immediatamente di lei e, dopo averla sedotta, la trasformò in una dea e la portò con sé sul Monte Olimpo. Cynara, però, si sentiva sola. Le mancava la madre, così un giorno tornò di soppiatto sulla Terra a visitare la sua famiglia. Questo sotterfugio fece infuriare Zeus che, in un impeto di rabbia degna di Caravaggio, gettò Cynara giù dall’Olimpo e la trasformò in un carciofo. Il nome scientifico di carciofo, Cynara cardunculus, deriva proprio dalla storia di questa ragazza sfortunata.

I carciofi e i cardi che vengono coltivati oggi secondo gli scienziati derivano dal cardo selvatico, una pianta più dura, meno gustosa e più pungente, probabilmente nativa del Nord Africa e della Sicilia. Plinio il Vecchio menziona due tipi di Asteraceae commestibili conosciute nel I secolo dai romani: una che “produce numerosi steli subito dopo aver lasciato la terra”, che potrebbe essere un cardo; un’altra che produce “fiori spessi e viola, aventi un unico stelo”, forse un progenitore del moderno carciofo. Quest’ultima, secondo Plinio, aveva numerosi effetti medicinali, tra cui curare la calvizie, rafforzare lo stomaco, rinfrescare l’alito, e favorire il concepimento di figli maschi. Anche se Plinio non ne parla, presumibilmente era anche considerata afrodisiaca. I romani marinavano i carciofi con miele e aceto e li condivano con il cumino.

Dopo la caduta di Roma il carciofo è stato dimenticato, assieme ai libri e ai bagni, anche se pare sia stato adottato dagli arabi, che lo hanno portato con loro in Spagna.

Si torna a parlare di carciofi con Caterina de’ Medici, che pare abbia poi portato i carciofi da Firenze in Francia nel XVI secolo, quando all’età di quattordici anni sposò il futuro Enrico II. Apparentemente ne mangiava molti e, data la loro reputazione di alimento eccitante, scandalizzava i più puritani della corte. Dalla Francia i carciofi si diffusero in Olanda e in Inghilterra, dove pare non mancassero sulla tavola di Enrico VIII. John Evelyn, nel suo Acetaria: A Discourse of Sallets (1699), elenca diversi modi di preparare i carciofi. “Le teste devono essere divise in quarti, prima di essere consumate crude, con olio, aceto, sale e pepe.” È bene, aggiunge, accompagnarle con “un bicchiere di vino”. Quando ancora sono piccoli e teneri, sono buoni anche fritti nel burro e conditi con il prezzemolo; i fondi possono essere usati per preparare torte. Spiega infine che in Italia i carciofi alla griglia vengono conditi con olio d’oliva e serviti con succo d’arancia e zucchero (affermazione che qualche italiano oggi potrebbe trovare discutibile).

I carciofi sono entrati nelle coltivazioni delle colonie americane da partire del XVIII secolo, probabilmente dopo l’introduzione da parte dei francesi. George e Martha Washington crescevano carciofi a Mount Vernon, Thomas Jefferson a Monticello. Jefferson li cita anche nel suo libro Garden Book; probabilmente ne era ghiotto: quando dovette inventare un codice da utilizzare per la sua corrispondenza privata con Meriwether Lewis durante il viaggio verso la costa del Pacifico di Lewis e Clark, scelse come parola chiave “carciofi”.

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